giovedì 23 maggio 2013

Quelle due Tipe a Siviglia

Picture by Andres Ambrosio @ 500px.com
Una mia amica oggi parte per Siviglia.
Nell'augurarle buon viaggio mi è venuto in mente che non avevo ancora scritto di Siviglia.
Quando arrivati lì con i miei due Hermanos il caldo era davvero potente.
Arrivavamo da Cordoba, dover davvero la temperatura era una cosa indescrivibile.
A Siviglia si rasentavano i 36° ma c'era un vento bellissimo che risaliva il Guadalquivir e arrivava giusto giusto nel campeggio dove dormivamo noi.
Mi sembrava un sogno!
Giusto per tornare alla realtà, decidemmo di fare una mega lavatrice di tutta la roba sporca che occupava i nostri tre zaini.
Mentre Andre e Michi montavano le tende, io facevo la donna della vacanza.
Ero lì che leggevo, aspettando la fine della lavatrice quando davanti a me si presenta una ragazza.
Ci fissammo perché a me sembrava di averla già vista.
Come in un film, rivedevo dentro di me i momenti in cui incontrai questa sconosciuta.
Con lei c'era sempre una sua amica... ecco che le immagini si delineavano... me la ricordo a Toledo... e poi a Cordoba. Oddio, magari era un agente segreto che ci seguiva!
Ci presentammo e da lì a poco cominciammo a chiacchierare.
Lei e la sua amica erano di Barcellona ed erano in viaggio, on the road, come noi.
Fatalità da viaggiatori, avevano scelto lo stesso nostro itinerario e gli stessi nostri campeggi.
Eh sì che la Spagna è grande!!
Erano simpatiche e decidemmo di uscire a cena tutti e 5 assieme.
La sera era piacevole e mangiammo in un luogo che aveva una terrazza proprio sul fiume.
Il vento continuava ad esserci ed io ne ero più che felice.
Metti Spagnoli e Italiani allo stesso tavolo e, dopo un po', si finisce a parlare di musica italiana.
Dopo aver spiattellato i soluti Pausini e Ramazzoti, una delle due ragazze ci raccontò che lei andava pazza per un altro Italiano: El Nek.
L'aggiunta di quell'articolo spagnolo davanti al nome di Nek ci fece sorridere e a me, personalmente, fece subito provare simpatia per quella ragazza che sembrava un po' scomparire di fianco alla bellezza della sua amica.
Fu proprio un bel momento.
Il giorno dopo loro proseguirono verso Valencia.
Noi prendemmo la via dell'Ovest, puntando decisi verso il Portogallo.
Davvero il mondo è pieno di viaggiatori che non aspettano altro di incontrarsi.
Spesso ci si ostina a voler far accadere le cose, gli incontri, le occasioni.
Forse sarebbe sufficiente solo fare un bel respiro e lasciare che la vita ci indichi, come una bussola, la direzione e i sorrisi da accogliere.

mercoledì 22 maggio 2013

Strade della Val di Gresta

Guardando il Monte Stivo - © Giovy 2013

In Val Di Gresta c'ero già stata a Novembre e vi avevo raccontato questa valle tutta bio sulle pagine di NonSoloTuristi.it.
Giorni fa, ero proprio a Rovereto e, tra una pausa dalla pioggia e l'altra ho guardato Gian e ho detto "Sai che c'è, adesso andiamo in Val di Gresta!".
Prima cosa bella di questa valle: è facilmente raggiungibile in circa 20 minuti di strada da Rovereto.
Vi basterà prendere la direzione di Riva del Garda e poi seguire le indicazioni per la Valle.
La strada sale tranquilla e il paesaggio è davvero tutto da gustare.
Non a caso uso questo verbo: la Valle è il paradiso degli ortaggi Bio.
Ci sono persone che nascono fortunate e valli che nascono fortunate!
Qui impera, è proprio il caso di dirlo, un microclima così particolare da rendere possibile una cosa che altrimenti non lo sarebbe.
Una delle prime cose da fare in Val di Gresta è guardasi attorno.
Noterete tanti campi coltivati. E cosa c'è di strano in questo? 
Nulla, tranne il fatto che ci troviamo a 1000 metri e più.
Avete mai visto l'insalata venir su quell'altitudine? Io personalmente no.
A 1000 metri ci sono le conifere e l'aria fresca mentre in Val di Gresta troverete gli alberi da frutto in fiore e i campi di cavoli e insalata.


Camminando in Val di Gresta - © Giovy 2013

Sabato sono arrivata al Passo Bordala.
Ho messo giù la macchina e ho cominciato a camminare in mezzo al bosco.
Non c'è nulla che mi metta così a posto con il mondo come un bosco di ottima qualità.
Non importano i tipi di alberi presenti. L'importante è la brillantezza del verde, la qualità del profumo di bosco e quell'eterno gioco tra luce e ombra che tanto mi piace.
Camminavo sul sentiero che porta verso il Monte Stivo e mi godevo ogni centimetro di quel bosco che sentivo già dentro al cuore.
Io non faccio testo, ve lo dico.
Mi innamoro mille volte di mille e un bosco e continuerò così in eterno.
L'altro giorno, mentre ero lì,  pensavo al Walden di Thoreau e mi ripetevo nella mente mille pensieri.


Il Bosco - © Giovy 2013
Quando sei dentro a un mondo così, quante meraviglie puoi generare?
Quante decisioni fondamentali puoi prendere?
La Val di Gresta m'ha regalato grande serenità.
Io non so se potrà essere così per tutti voi, ma quello che posso dirvi è "Andateci e provate!"


martedì 21 maggio 2013

Kassel e la verità rivelata

Picture by Albert Videt 
Quando cominciai a studiare seriamente tedesco alle Medie, tutte le storie del mio libro di tedesco erano ambientate in una scuola di Kassel.
I primi tempi ridevamo come stupidi in classe quando la prof nominava questa città, per la strana assonanza di quel nome. Beata stupidità.
Anno dopo anno cominciai a conoscere davvero bene quella città perché il mio libro di tedesco, con la scusa di raccontare la grammatica, faceva un bel esercizio di Storytelling per promuovere quella città.
Io non me ne rendevo conto al tempo ma Kassel mi stava conquistando.
E' successa la stessa cosa con York, che era protagonista del mio libro di grammatica inglese.
Leggi, leggi, fai esercizio, leggi, ti interrogano e leggi ancora e poi va a finire che tu ci vai in quella città. Sia York che Kassel.
Non so perché sono partita per l'Assia, ovvero Essen ... come si chiama in Tedesco quel Land.
Kassel è proprio lì, al centro della Germania e non proprio distante da Francoforte.
Quella parte della Germania è un cuore pulsante e teutonico, carico di una storia tale che nemmeno immaginiamo.
La città venne fondata da popolazioni locali ma furono i romani a parlarne per la prima volta in forma scritta. La città ne vide di ogni, infatti non so quante guerre sono passate da queste parti.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu quasi rasa al suolo dai bombardamenti inglesi ma ci fu qualcosa che si salvò.
Girare per le vie di Kassel è come viaggiare con la macchina del tempo.
Ci sono vie e zone delle quali si nota l'estrema ricostruzione.
Ci sono dei luoghi che trasudano medioevo ed epoche in cui la Germania era una potenza assoluta, l'unico impero ancora in piedi.
In questa città vissero a lungo i Fratelli Grimm. Fu qui che compirono la loro mitica impresa di raccolta e catalogazione di tutta quella che era la tradizione di favole narrate a voce alta.
Qui i Grimm fecero la fortuna di Walt Disney senza saperlo e, a dirla tutta, secondo me si rivoltano nella tomba ogni qualvolta qualcuno intona Provate a fischiettar.
Povera Biancaneve, torturata per anni e rinchiusa in una personalità che proprio non era la sua!
Io ho un ricordo bellissimo legato ad un pomeriggio di luglio passato a Kassel.
Ero al Löwenburg, appena fuori Kassel.
Si tratta di un castello magnifico, fondato nel Medioevo e rimaneggiato nelle epoche successive.
Per il destino delle opere d'arte, la Guerra l'ha risparmiato.
Quel giorno tentavo l'ennesima lettura dei Grimm in Tedesco.
Sono come il pane vecchio: speciali ma un po' duri da masticare ma quando ci riesci non c'è pari.
Io ero nel parco del castello, sentivo il tiepido sole di luglio, un po' di vento e tanta tranquillità.
La Germania per me è sempre stata sinonimo di momenti sereni, quasi sospesi.
Quel pomeriggio arrivai infondo all'oscurità di Biancaneve, capii tutto quel buio, quel dolore e quel freddo glaciale. Capii un pezzo di quel mondo.
Avete presente quando vi ostinate a finire un libro ma non ce la fate e poi improvvisamente un giorno riuscite nell'impresa?
Ecco, per me Kassel è una città bellissima e interessante perché mi ha fatto innamorare dei Grimm e del loro mondo perfettamente crudele. Che bellezza!
Da quel momento ho decapitato in modo figurato tutte le principesse sorridenti e le ho sostituite con l'unica Biancaneve che poteva esistere: quella di Shrek... solo perché canta Immigrant Song!

lunedì 20 maggio 2013

L'ultima volta ti frega sempre

Il punto è che l'ultima volta ti frega sempre.
Tu non sai mai quando sarà l'ultima volta.
Si passa tutta la vita a pensare a tante prime volte: al primo giorno di scuola, al primo amore, al primo bacio e così via.
Poi ci sono il primo esame all'università, il primo colloquio, il primo lavoro.
Ma le prime volte non sono sempre positive perchè ci può essere anche la prima volta che soffri, quella in cui per la prima volta ti fai male (dentro o fuori che sia), quella volta in cui un "No" ti può far piangere.
Però ci sono anche quelle prime volte in cui ti senti forte, ti senti pronta a sfidare il mondo.
E quei momenti non hanno pari.
Il problema si pone con le ultime volte, come dicevo prima.

Non si può mai sapere quando un'ultima volta arriva.
Prendiamo ad esempio i viaggi: vai da qualche parte e quando riparti pensi "chissà se tornerò".
Per quanto riguarda Cuba e me, ad esempio, ci sono stati ben tre "incontri".
Tutte le volte che ripartivo pensavo fosse l'ultima volta ed ora mi dico che non si può mai e poi mai sapere.

Lo stesso vale con Liverpool. Tutte le volte mi dico "e se non torno qui?!
La cosa si complica quando entra in gioco il fattore "umano".
Se noi fossimo stati consci che quel dato momento fosse stato il nostro ultimo incontro con qualcuno... l'avremmo vissuto allo stesso modo?
Prima ho scritto su Facebook che oggi è un giorno di ricordi e di pensieri.
Già... un anno fa si apriva il periodo più brutto della mia vita finora.
Il 18 Maggio facevo l'ultima chiacchierata faccia a faccia con mia madre per l'ultima volta.

Mi disse che secondo lei mi ero tagliata troppo i capelli.
Io risi e le dissi che mi avrebbe rivisto anche con i capelli più lunghi.
E invece no.

Un anno fa, il 20 Maggio, io perdevo per strada la mia sicurezza.
Prima un terremoto, poi un altro. Ed io che vacillo.
E se l'avessi saputo prima?

Il 21 Maggio parlai per l'ultima volta assoluta nelle mia vita con mia madre.
Eravamo al telefono.
E oggi mi dico... ma un momento così, non dovrebbe essere annunciato per legge?
Non dovresti arrivare preparato ad un momento così fondamentale?
A me personalmente fa molto pensare e riflettere.
Quando siamo adolescenti riempiamo i diari di frasi e dediche e, di sicuro, ognuno di noi ha scritto da qualche parte "vivi ogni giorno come fosse l'ultimo".
Forse questa frase è l'unica vera grande verità del mondo.
O forse non lo è.

Io però sono davvero girata all'ennesima potenza (per non dire altro) perché mi sento addosso le ingiustizie delle "ultime volte mai annunciate".
E se facessi parte di una qualche leggenda del passato, io sarei quella figura mitica condannata a ricordare sempre le date, anno dopo anno, facendo il conto di miliardi di ultime volte mai annunciate.

domenica 19 maggio 2013

Selinunte: vivere la Sicilia lentamente


Oggi il mio blog si veste di Sicilia, grazie a Francesco di Travel365.it.

Fra tutti i pensieri che vengono in mente quando si pensa alla Sicilia è costante il senso della Storia.
Un viaggio in Sicilia è un tuffo nelle origini, un ritorno al passato che coinvolge non solo la mente ma anche cuore e corpo: un viaggio che trova fra le coste della Sicilia sud-occidentale una sosta
ideale a Marinella di Selinunte, che con la sua vasta area archeologica, le sue spiagge selvagge e incontaminate e la borgata marinara rappresenta il perfetto connubio tra presente e passato.
L'esperienza inizia di buon'ora con l'incanto del pesce che si svolge tutti i giorni nelle prime ore della mattina: uno dei più antichi sistemi di vendita qui diventa routine quotidiana. I pescatori escono in mare nelle ore notturne e appena rientrati sono soliti vendere il pesce appena pescato attraverso un'asta con tanto di banditore urlante e la possibilità di fare buoni affari.
Assolutamente da provare la colazione a base di granita di limone selinuntina, riprendendo un uso degli abitanti del posto che amano trovare refrigerio dalla calura mattutina in questo modo. La granita di Selinunte è diversa per consistenza dalle solite granite siciliane, ed accompagnata da una brioche, affacciati sulla terrazza sul mare costruita sull'antico scalo nel centro del paese, assicura una colazione dal sapore fresco ed antico, su uno sfondo di pura natura che mette l'animo in pace con il mondo.
Per gli appassionati della natura e del mare, nascosta dal promontorio ad ovest, l'avventura si sposta verso la foce del Belice, attorno alla quale è stata realizzata una riserva naturale. La foce del fiume appare fra le dune sabbiose della spiaggia dove la macchia mediterranea cresce selvaggia insieme ai gigli di mare e alle alte piante di agave (Zabbare). In primavera, i più fortunati possono scovare un nido di uova di tartarughe marine, ed assistere alla loro schiusa.
La riserva è accessibile a poche centinaia di metri direttamente dalla borgata marinara oppure la si può raggiungere, nella sua parte più selvaggia, percorrendo pochi chilometri in auto, attraversando i binari della vecchia linea ferroviaria dismessa da alcune decine d'anni.
L'accesso alla spiaggia attraverso la vegetazione è facilitato da un percorso su passerelle in legno, attraverso il quale si giunge sulla riva del mare dove si può fare un bagno nelle acque limpide del mare, se il clima lo permette.
L'antica città greca, come il mitico Achille, ebbe una vita breve ma intensa, riuscendo, in un arco di tempo che va dal V sec. alla metà del III sec., a diventare in poco tempo una delle più ricche e prestigiose città dell'antichità.
Venne poi distrutta dalle guerre, da terremoti e maremoti, ed è oggi racchiusa all'interno del Parco Archeologico.
Il parco ha un interesse storico e archeologico notevole, e la visita è consigliata a chi cerca un weekend in Sicilia in contatto con la storia antica e con le origini della civiltà moderna. Tutta l'area è circondata da "dune" di terra che isolano il parco dal contesto moderno, cosicché entrare nel parco archeologico è come entrare in un mondo passato in cui il tempo sembra essersi fermato.
I suoni, i profumi, la luce hanno il sapore dell'eternità. Partendo dall'Acropoli, l'antico centro della città, fra i resti delle mura delle case e delle botteghe, percorrendo il decumano, si incontra un albero sotto al quale è possibile ripararsi qualche attimo dal sole seduti su una panchina; è questo uno dei posti più suggestivi dove chiudendo gli occhi sembra di sentire i passi e le voci delle persone che 2.500 anni fa hanno percorso quelle stesse strade, giungendo fino ai resti delle antiche porte dove restano ancora percorribili piccoli passaggi sotterranei. Le rovine dei Templi sacri sorgono sulla collina orientale, fuori dal centro abitato e colpiscono per la loro imponenza.
Imperdibile è una pausa nella parte sud del Tempio E, ricostruito agli inizi del secolo, da dove è possibile ammirare tramonti incantevoli e ricchi di fascino. Accanto al Tempio E, probabilmente dedicato ad Era, sorge anche il Tempio G, dedicato a Giove, il più grande mai progettato fra i templi greci, ma mai terminato di costruire, come mostrano le colonne rimaste lisce, senza scanalature, e tutte crollate tranne una, chiamata il Fuso della Vecchia.
La visita all'area archeologica si completa con una visita presso le Cave di Cusa, dove veniva estratto il materiale necessario alla costruzione degli edifici della città. Le cave si trovano a pochi chilometri dal parco archeologico e qui l'impatto col passato, se possibile, è ancora più intenso, poiché tutto sembra in attesa dell'arrivo dei lavoratori, pronti a riprendere da dove hanno lasciato.
Selinunte è un angolo di mondo dove a vita scorre ancora al lento ritmo della natura e del mare: viverla intensamente significa viverla lentamente.