venerdì 27 aprile 2012

Cayo Coco... la bellezza dei Caraibi

Cuba Cayo Coco

In questi giorni sto dando dei consigli per un viaggio a Cuba ad una blogger che ha un blog davvero tattico: si chiama Economino. Dati i tempi attuali, avere a disposizione dritte su come risparmiare è una gran bella risorsa.
La nostra Economino andrà nell'Isla Grande a Luglio e ieri le chiedevo se avesse più o meno intenzione di andare al mare.
Ovvio, come ha lei stesso sottolineato, Cuba è un'isola e sicché di mare ce n'è molto.
Partendo dal presupposto che ai Caraibi c'è davvero del gran bel mare, vi metto in ogni caso in guarda perché anche a Cuba c'è mare e mare oppure spiaggia e spiaggia.
Mi spiego bene.
Cuba vive sul turismo e molti posti si sono, nel bene e nel male, trasformati grazie o per causa di esso.
Sono state create spiagge bianche dove prima non c'erano altro che mangrovie.
Sono state piantate palme da cocco dove le palme non c'erano.
Primo disclaimer sul paesaggio da spiaggia cubano: le palme da cocco piegate verso il mare non sono propriamente autoctone dell'isola di Cuba!
Ecco... andateci piano con quel Noooooooooooooooo che lo sento fino a qua.
Non tutte le isole dei caraibi sono adatte a palme da spiaggia. Le palme, come qualsiasi tipo di albero, si dividono in varie specie e, quelle presenti in origine a Cuba, erano più palme da entroterra che sa spiaggia.
Sicché, la spiaggia cubana "al naturale" si presenterà con della sabbia bianchissima, corallina, che non scotta mai proprio perché è corallina e, al posto delle palme, ci saranno molte ma moltissime mangrovie dietro di voi.
Eh già... non restate delusi ma l'accoppiata spiaggia+mangrovia assicura a flora e fauna tipica dell'Isla Grande il giusto ambiente.
Secondo disclaimer sul paesaggio da spiaggia cubano: evitate le mangrovie.
Non intestarditevi a dire "tanto c'ho i sandali, vado a passeggiare tra le mangrovie" perché quelle pianticelle lì sono delle grandi bastarde.
Non so dirvi il loro nome botanico ma il nome mangrovia arriva da man-grave ovvero tomba dell'uomo.
Era il nome che pirati e corsari avevano dato a quelle piante che trovavano vicino ai punti di approdo dove la gente si avventurava e non tornava più:
Terzo disclaimer che vi lancio oggi: se vi volete bene, non andate a Varadero.
Come si diceva prima, Cuba è un'isola e si spiagge ce ne sono tante. Quella lì è finta ed è stata costruita, negli anni '30, per i signorotti americani che andavano in villeggiatura sull'isola.
Varadero è diventata poi il centro del turismo organizzato made in villaggio turistico.
Ognuno faccia la sua scelta, ma io vi dico... evitatela come il morbillo.
Detto ciò vi dico ora che ho visto il meglio del meglio del Caribe cubano in quel di Cayo Coco.
Per raggiungere Cayo Coco è necessario avere una macchina e, ascoltate me, noleggiatela direttamente dall'Italia perché altrimenti sono guai, sia in termini di disponibilità che di prezzi.
Al tempo io dormivo in una casa particular di Moron, centro carino e molto coloniale, dove i soffitti alti di quella casa particular mi ricordavano moltissimo i romanzi di Gabriel Garcia Marquez e a me piaceva moltissimo sentirmi il caldo addosso alla sera, quando passavo un po' di tempo nel patio a ripensare alla giornata vissuta.
Da Moron la strada per i Cayos è una sola e non si può sbagliare.
I Cayos sono parco naturale protetto. Io li chiamo Cayos ma in realtà il loro nome vero è Jardines del Rey e sono considerate proprio le Isole Keys Cubane.
Ci sono grandi alberghi che si alternano a zone perfettamente conservate e naturali.
E' lì che andai a passare delle giornate un po' di tempo fa.
Il mare è di un colore che non si può descrivere e la natura uguale.
Ci arrivai, la prima volta, una domenica e rimasi sorpresa perché in spiaggia c'erano famiglie di cubani che trascorrevano quel giorno di riposo proprio come fanno le nostre famiglie in riviera adriatica o chissà dove.
Erano arrivati lì con pullman e macchine scalcagnate, col pranzo al sacco tanto come avevo fatto io.
Ai bordi della spiaggia un piccolo baracchino che vendeva qualche bibita e della frutta.
E poi solo la spiaggia: no ombrelloni o lettini, no musica, niente.
Solo Cuba e la sua bellezza. Tanta crema solare protezione totale per la sottoscritta, tanti bagni in quell'acqua caldissima e cristallina. Tanti bimbi che ti venivano a chiedere di dove fossi e tanta voglia di vivere Cuba in tutta la sua autenticità.
Cayo Coco è un regalo che Cuba fa a chi la ama.
Tornare a casa con la sua sabbia attaccata alle gambe e al costume è come perdersi in un abbraccio.
Mi sono scottata un tot quel giorno, malgrado la crema.
Ma sapete una cosa? Ci tornerei subitissimo per vivere di nuovo quel paradiso, scottatura compresa.

9 commenti:

  1. ...e io ci andrei subito con te! Brava Giovy, bellissimo post: ne condivido in pieno il significato etico.

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  2. Ti ringrazio Ari... qui bisogno trovare fondi per partire sempre :)

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  3. Bellissimo!!! Seguirò sicuramente i tuoi consigli :)

    ps: nooooooooo le palme!!!!!

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    1. Ovviamente mi racconterai al tuo ritorno! :)

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  4. Concordo sulla scelta delle spiagge meno turistiche. Sono quelle che ti permettono di scoprire l'autenticità del luogo.

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  5. Uh, che viaggio incredibile!
    E poi oggi piove, mi hai fatto venire voglia di cieli sereni e di mare caldo!
    Tengo da conto il consiglio sulle mangrovie...argomento da approfondire!
    Baci!

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  6. @Scrutatrice: ben detto!

    @Miss: io sono giorni (ops, ho scritto giorni... volevo dire mesi) che son qui che sogno di partire...

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  7. Ciao Giovy. Cayo Coco purtroppo è stata una semi delusione. Ormai non esistono più spiagge libere, distrutte e mangiate dall'uragano del 2008. Solo pericolosissimi rottami lasciati lì. Ferro e legno di pontili, bar e ombrelloni in paglia. Che peccato! Abbiamo dovuto per forza andare in una spiaggia a pagamento. E lì sì, bellissimo!

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    1. Che peccato per la spiaggia libera! Uffi...

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